Aurora e Cicciobello

 

Aurora e Cicciobello

 

Ieri una bambina di circa due anni e mezzo stava giocando da sola. Aveva un bambolotto di piccole dimensioni, una sorta di Ciocciobello in miniatura.

Il suo era un gioco nascosto. Se ne stava dietro a a un grande videogame, di quelli che stazionano ovunque, aveva occupato un angolino, una specie di insenatura ed era lì che il gioco diventava vita vera. Il bambolotto veniva nutrito con un minighiacciolo rosa, cullato tra le sue braccia, messo a nanna in uno spazio minuscolo, accudito in ogni suo bisogno.

Fin qui tutto normale. Fin qui tutto affascinante e bello a vedersi.

C’è una cosa che mi ha incuriosito:

La bambina giocava di nascosto, fermava il suo gioco ogni volta che si sentiva osservata dai coetanei; poi, quando gli altri riprendevano la loro attività, lei ricominciava a giocare.

Sui tavoli vicini (ero a un bar di uno stabilimento balneare) c’erano infatti altri bambini, ciascuno con il proprio Ipad o con l’Iphone della mamma o del papà. Ciascuno giocava per conto proprio, assorto, quasi inghiottito da un videogame. Ma ho potuto osservare, di tanto in tanto, le distrazioni dei loro sguardi, che andavano in direzione della bambina.

La bambina, che poi ho scoperto si chiamava Aurora, se ne stava lì, incastonata in un gioco immaginario, ma con connotazioni di realtà, un gioco in cui lei si occupava di far stare bene il suo Minicicciobello.

 

Non so perchè Aurora si nascondesse, ma le domande sono tante e tra queste:

 

  • Forse era gelosa del suo gioco e non voleva condividerlo? Aurora è molto piccola e sarebbe “normale” che il suo gioco fosse una sorta di “monologo”.

 

  • Forse pensava che quel gioco fosse sbagliato, perché diverso da quello degli altri bambini?

 

  • Forse temeva interruzioni spiacevoli e, per evitarle, era lei stessa che si bloccava ogni volta che sentiva l’invasione di occhi esterni?

 

Ma le domande non finiscono qui. 

 

  • Perché gli altri bambini non si avvicinavano ad Aurora?

 

  • Perché la guardavano quasi di nascosto, quasi a studiarne le azioni?

 

  • Perché erano incuriositi da quel gioco così semplice, che li distraeva da giochi ben più di spessore?

 

Non saprei proprio rispondere, ma quello che per me è stato davvero significativo si sintetizza in questi due punti: 

 

  • una bambina di nome Aurora accudisce un Minicicciobello e non passa inosservata a coetanei solo apparentemente assorti nei loro videogame.

  • un gruppo di bambini, che impegna le calde ore pomeridiane in un gioco che non fa sudare, osserva con curiosità, e magari con un pizzico di invidia, una bambina di nome Aurora che trascorre il proprio tempo a nutrire e cullare un minuscolo bambolotto, che, visto il tempo che gli dedica, di dormire proprio non ne vuole ancora sapere.


7 luglio 2018                                      Monica Pratelli
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