SPECIALE BES

Autismo: impariamo a riconoscere i segnali

Autismo

 

I bambini e la ricerca di relazione

I bambini, fin da piccolissimi, ricercano la relazione. Essi entrano in una relazione affettiva ed espressiva con la figura adulta di riferimento a vari livelli: visivo, corporea, emotiva… È un gioco di sguardi, vocalizzi, contatto fisico, una sorta di conversazione non studiata, spontanea, fatta di reciprocità, all’interno della quale il genitore assume un comportamento che testimonia di aver compreso il bisogno o il desiderio del proprio bambino e, quest’ultimo, a sua volta, “legge” la risposta del genitore sperimentando un senso di appagamento. Ma anche l’adulto si sente appagato ed ecco che questo dialogo prosegue, creando un monitoraggio reciproco, un rispecchiamento, una ricerca di comunicazione e di relazione. Pian piano, dopo i primi mesi, i bambini divengono capaci di condividere con l’altro l’interesse per un terzo elemento; precocemente, spesso a partire dal sesto mese, iniziano a indicare oggetti e persone. L’adulto, in questo senso, viene attratto e coinvolto dal bambino in qualcosa che è oggetto del suo interesse. E anche il genitore propone, indica, coinvolge, racconta, attivando sempre più quella che è la propria funzione cosiddetta significante. Di nuovo si tratta di reciprocità, di intersoggettività, che assumono connotazioni sempre più complesse di attivazione reciproca.


L’autismo come disturbo dell’intersoggettività

È però possibile che alcuni bambini, fin dalle loro prime fasi di sviluppo, presentino delle difficoltà, che, con il tempo, possono configurarsi come veri e propri disturbi della relazione. Ecco che viene penalizzato, anche gravemente, lo sviluppo delle abilità sociali, cognitive, emotive; ecco che viene ostacolato lo sviluppo della comunicazione in ogni sua forma. Tutto questo pone ostacoli significativi alla condivisione, alla collaborazione, al successivo sviluppo della capacità di porsi nei panni dell’altro. La ricerca della relazione sopra descritta risulta carente; il bambino piccolo può rispondere alle stimolazioni dell’adulto, ma in misura ridotta e ciò che viene a mancare è l’iniziativa, la “provocazione” delle reazioni nell’altro.

L’autismo si manifesta quindi con particolari difficoltà nell’interazione sociale, nella comunicazione, nella relazione con l’altro. Si parla di spettro autistico, perché si presenta in modo diverso da bambino a bambino e in diverse forme di gravità.

 Ciò che accumuna riguarda lo scarso contatto visivo, il sorriso poco pertinente, il ridotto interesse per il gioco condiviso, gli interessi ridotti, per cui il comportamento risulta ripetitivo ed è frequente la presenza di stereotipie motorie, quali, ad esempio, lo sfarfallamento delle braccia e delle mani. 


Riconoscere precocemente le difficoltà

È fondamentale l’individuazione precoce delle difficoltà descritte,  attraverso il colloquio con i genitori, che consente di raccogliere informazioni utili, ma anche attraverso l’osservazione diretta del bambino fin dal suo primo anno di vita. 

L’istituto psico medico pedagogico Centro Method offre un servizio dedicato all’individuazione precoce dei disturbi dello spettro autistico. Il servizio è strutturato in un primo colloquio con i genitori, al quale seguono altri interventi, se necessari (osservazione familiare, osservazione individuale, interventi terapeutici personalizzati, colloqui periodici con i genitori). L’esperienza ci conferma che le preoccupazioni dei genitori hanno quasi sempre una corrispondenza con le difficoltà dei figli. I genitori sono solitamente capaci di cogliere discordanze tra le capacità dei loro bambini e lo sviluppo tipico, per cui ad esse dobbiamo dare valore, non dobbiamo sminuirle, ma considerarle un punto di partenza per eventuali approfondimenti. 

Durante il colloquio con i genitori sarà possibile conoscere il bambino attraverso i loro occhi, aiutandoli a esprimere le possibili preoccupazioni ed esplorando, grazie alla loro narrazione, le criticità individuate. Una serie di importanti indicatori guida lo specialista nella conduzione del colloquio, domande mirate e specifiche aiutano gli adulti di riferimento a fare luce sulle capacità dei figli, ma offrono anche l’opportunità di conoscere in modo più concreto quello che è lo sviluppo tipico dell’età, per meglio identificarne discordanze e criticità, ma anche per trovare nuovi stimoli da offrire e nuove modalità relazionali da attivare. 

Gli studi ai quali il nostro Istituto fa riferimento, derivano dalle esperienze maturate in quasi quaranta anni di attività e di ricerca e dagli studi sintetizzati nel documento della Regione Toscana (La diagnosi precoce di autismo, a cura del Prof.  Filippo Muratori, Università degli Studi di Pisa).

Oltre al colloquio con i genitori si procede con una osservazione del bambino e della sua famiglia, per individuare le modalità relazionali, le interazioni, le caratteristiche del gioco condiviso, le risposte alle sollecitazioni dell’adulto, ecc.

Successivamente, solo se necessario e solo se sono state individuate criticità, si procede con sedute individuali con il  bambino, sempre integrate dal colloquio con i genitori.

Tutto questo si svolge nel pieno rispetto delle differenze individuali e delle molteplici forme di comunicazione, con l'obiettivo di ricercare risorse e punti di forza nel bambino e nella sua famiglia.


Informazioni:

L'istituto psico medico pedagogico Centro Method è stato fondato nel 1984 ed è una Struttura Sanitaria Accreditata dalla Regione Toscana. Al suo interno opera uno staff multidisciplinare in costante aggiornamento, composto da psicologo, logopedista, neuropsichiatra infantile, pedagogista clinico, terapista dell’apprendimento e psicomotricista. I servizi offerti sono rivolti all’infanzia, all’adolescenza, alla coppia e alla famiglia. 

Per ulteriori informazioni: www.centromethod.it 

Per appuntamento: 0587 617027 - 347 5721675 

info@centromethod.it  info@terapiafamiliare.com  

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