Problemi dell'infanzia e dell'adolescenza

Bambini disattenti e iperattivi

Iperattività

 














Il disturbo di attenzione e di iperattività (ADHD)

 

Vivacità o disturbo?

Capita spesso di trovarci di fronte a bambini estremamente vivaci, che faticano a mantenere a lungo l’attenzione su uno stesso stimolo, che si muovono continuamente e si distraggono con facilità dalle attività in cui si cerca di coinvolgerli. Quasi sempre si tratta della normale esuberanza infantile, altre volte di una componente ansiosa e di un disagio psicologico che si trasferisce nel comportamento oppure di difficoltà di regolazione delle emozioni; in pochi casi questi comportamenti possono invece contare molto nello sviluppo del bambino, in quanto ne pregiudicano l’apprendimento, penalizzano i rapporti interpersonali e le relazioni affettive, rappresentano un ostacolo insormontabile anche nella vita scolastica, sia per ciò che riguarda l’esecuzione del compito sia nel rapporto con i coetanei e con gli insegnanti. Ecco che, quando il disagio coinvolge i vari ambiti di vita del soggetto e quando compromette una regolare espressione delle varie aree di funzionamento del bambino, è possibile si tratti di Disturbo da deficit d’attenzione e di iperattività.

 

L’insorgenza del Disturbo

La sintomatologia ha spesso il suo esordio nei primi sei anni di vita e si differenzia notevolmente dalle manifestazioni di vivacità presenti normalmente nei bambini, in quanto, in questi casi, l’iperattività è costante e resistente al cambiamento. 

- Nei più piccoli

Nei bambini molto piccoli (dai tre ai sei anni) si osservano elevata iperattività, frequenti crisi di rabbia difficili da gestire,
prevalenza di gioco motorio, poco finalizzato e ridotta attività ludica di tipo imitativo-simbolico, tendenza al litigio e alla continua provocazione. Possono rilevarsi inoltre comportamenti aggressivi sia nei confronti degli adulti che dei coetanei, assenza di paura, incidenti frequenti e difficoltà nel ritmo sonno-veglia. 


- Durante la Scuola Primaria

Durante l’età della Scuola Primaria (dai sei agli undici anni), anche per l’impegno diverso e più intenso a cui i bambini devono rispondere, sembrano accentuarsi l’irrequietezza, la disattenzione, l’iperattività e si evidenziano difficoltà di apprendimento, tendenza ad evitare l’impegno cognitivo, con comportamenti che disturbano la classe. Ecco che la “distanza tra le loro prestazioni e quelle normalmente attese inizia ad aumentare, rendendo sempre più difficile l’integrazione; l’impulsività, inoltre, provoca atteggiamenti di rifiuto da parte dei compagni, i quali vivono talvolta con timore gli slanci improvvisi e privi di controllo. Anche i genitori fanno fatica a seguirlo durante l’esecuzione dei compiti a casa, ma non solo: il suo gioco è problematico e nelle attività extrascolastiche emergono difficoltà non indifferenti nel rispettare le regole, nel porre attenzione alle indicazioni degli adulti di riferimento (allenatore, istruttore, educatore). Il problema quindi si straripa in ogni ambito di vita, invade ogni territorio.


- Nei più grandi

In età adolescenziale (13-17 anni) si assiste a un’attenuazione di iperattività, ma persistono significative difficoltà attentive, che causano prestazioni scolastiche inferiori alla media. Oltre a questo si rilevano difficoltà di organizzazione delle routine quotidiane, problematiche emotive e comportamenti inadeguati, che, in alcuni casi, sfociano in disadattamento sociale. Le difficoltà di regolazione del comportamento e delle emozioni, la gestione della propria attenzione e dell’organizzazione temporale della quotidianità sono presenti anche nella tarda adolescenza e nell’età adulta. 

 

Difficoltà da affrontare

Così descritto può sembrare un quadro immodificabile; in realtà i miglioramenti e le evoluzioni positive sono possibili, purchè si proceda con interventi personalizzati, che coinvolgono anche la scuola e la famiglia. 

 

Dal colloquio con i genitori

Durante il colloquio clinico con i genitori spesso essi riferiscono che il loro bambino, fin dalle prime fasi di vita, ha manifestato alcuni problemi che rendevano difficile la gestione della quotidianità; parlano di facile irritabilità, di tendenza al pianto inconsolabile, di vulnerabilità alla frustrazione e di difficoltà nei ritmi alimentari e nell’addormentamento. Queste problematiche generano nei genitori una facile esauribilità, stanchezza, malumore, innescando così un gioco senza fine, del quale è quasi sempre è difficile stabilire il punto di inizio, ma che ha sicuramente come esito l’aumento dei segnali di disagio. 

Vediamo meglio le difficoltà relative all’attenzione, all’iperattività e all’impulsività.

 

Le difficoltà di attenzione

Il disturbo si manifesta con scarsa considerazione dei particolari, tendenza a non applicare regole e a fare frequenti errori di distrazione; i prodotti di questi bambini sono poco curati, sembra che la loro testa sia sempre altrove, che niente possa davvero coinvolgerli. È raro che portino a termine il compito assegnato, mollandolo velocemente e passando senza tregua ad altre attività. Questi bambini fanno davvero fatica a seguire le istruzioni e a organizzare le fasi richieste dalle attività, esprimendo fastidio, insofferenza, intolleranza nei confronti di tutto ciò che viene loro assegnato e manifestando avversità anche nei confronti dell’insegnante. Non riescono a reperire con facilità il materiale necessario, anzi, tendono a perderlo a non averne cura; anche il minimo stimolo è per loro distraente. Anche rispetto a contenuti che sembrano suscitare loro interesse sembrano annoiarsi facilmente andando subito alla ricerca di altro, come se fossero indotti da una forza misteriosa ad andare alla ricerca di stimoli sempre nuovi. Sono attratti da ciò che offre un’immediata gratificazione; le attività più dilazionate nel tempo, che perseguono obiettivi a lunga scadenza non fanno per loro. Molti genitori si stupiscono perché il loro bambino riesce invece a porre attenzione anche per tempi prolungati ai video game. “Per le cose che lo interessano l’attenzione non gli manca” dicono spesso. Il video gioco, per sua caratteristica, si svolge a step brevi, a fasi che particolarmente coinvolgenti sul piano emotivo, in cui è assente la componente verbale. Il video gioco, in definitiva, è un’attività di per sé “iperattiva”, suddivisa in micro-gratificazioni, che risvegliano costantemente il desiderio di proseguire. 

 

L’iperattività

L’iperattività si caratterizza per la tendenza a muoversi continuamente; i bambini hanno difficoltà a rimanere seduti, hanno sempre bisogno di tenere qualcosa tra le mani, qualcosa che però li distoglie dal lavoro. Hanno la tendenza a correre, ad arrampicarsi ovunque, non tanto per sperimentare le proprie capacità, ma in modo poco finalizzato. Non sembrano mai tranquilli e rilassati e anche le parole escono dalla loro bocca senza controllo. Attendere un turno, prendere parte a un’esperienza che richiede silenzio è per loro fonte di sofferenza; più sono richiesti immobilità, silenzio, attesa, più il bambino si agita, subentra un’elevata instabilità psicomotoria e aumenta la difficoltà a gestire il proprio comportamento. Non solo: il bambino si alza spesso, come se non sentisse sua la propria postazione, sembra sempre inquieto, come avesse un’agitazione pervasiva. Anche la sua produzione verbale manca di controllo, parla velocemente e frequentemente, interrompe sia i coetanei che gli adulti, non ascolta le domande rispondendo prima che esse siano terminate, pone domande ma non sembra interessato alle risposte, ha marcate difficoltà a inibire un comportamento inappropriato, ad attendere i tempi richiesti manifestando impazienza e, spesso, non prevedono il pericolo delle proprie azioni, non riescono a considerare le conseguenze negative dei loro comportamenti.

 

L’impulsività

L’impulsività si manifesta con la mancanza di controllo e di autoregolazione. Sono bambini molto impazienti, non sanno aspettare, vorrebbero tutto e subito, rispondono alle domande senza riflettere, interrompono la conversazione, non rispettano il proprio turno. Una caratteristica frequente riguarda la difficoltà a inibire comportamenti non consoni al contesto, a programmare le loro azioni, a prevederne i rischi e i pericoli. Si tratta spesso di “agiti” non preceduti dalla guida del pensiero e, in questi casi, gli adulti si sentono non rispettati nel proprio ruolo e vivono con la sensazione di un non riconoscimento, ritenendo spesso che il comportamento sia un “dispetto” nei propri confronti. 

 

La “lettura” degli adulti

Spesso il comportamento dei bambini viene letto dagli adulti come una richiesta di attenzione, come tendenza a trasgredire le regole, come una mancanza di impegno, ma queste interpretazioni portano fuori strada, poiché creano reazioni inadeguate negli adulti; di fronte a un bambino che non si impegna siamo portati a sollecitare, a insistere, con un bambino che non rispetta le regole tendiamo a reagire con rimproveri e punizioni, se invece riteniamo si tratti di un bisogno di attenzione magari possiamo collegarlo a un’immaturità o a un disagio esclusivamente psicologico. Ecco che il nostro intervento rischia di non risultare efficace se non dannoso.

Si pensa che i bambini con ADHD abbiano semplicemente bisogno di muoversi di più, di “scaricarsi”, ma, come i genitori stessi spesso riferiscono, se sottoposti a esperienze di movimento o di svago eccessivo non accusano stanchezza, anzi, al termine della giornata sono ancor più agitati e, inspiegabilmente, fanno ancor più fatica ad addormentarsi. “Lo faccio “sfogare” tutto il giorno, nella speranza che alla sera… e invece nulla, sembra che abbia le pile inesauribili”. 

Questo accade perché non si tratta di un’eccessiva dose di energia, bensì di una difficoltà a canalizzare quella che è normalmente presente, selezionando gli stimoli che l’ambiente offre e sintonizzandosi con le richieste ricevute. Il bambino che presenta questo tipo di problema fa infatti molta fatica a seguire le indicazioni degli adulti, perdono di vista il compito principale, perché attratti da ogni minima sollecitazione presente nel contesto. Egli è come fosse sempre “acceso”, impegnato a registrare ogni fonte di stimolo. 

Ecco, anche il bambino con disturbo di attenzione e di iperattività funziona così, non seleziona, ma accoglie tutto o quasi ed è su questo che ha bisogno di aiuto. La ridotta applicazione nelle attività scolastiche, i risultati scarsi, la costante “agitazione” motoria e la disattenzione generano negli adulti di riferimento (genitori, insegnanti, ecc.), la convinzione che si tratti di una mancanza di impegno, di mancanza di senso di responsabilità, di opposizione o pigrizia ed è anche per questo che per loro è difficile far davvero luce sulle reali caratteristiche del problema.

 

Le difficoltà di regolazione emotiva

L’impulsività e l’iperattività si collegano a difficoltà di regolazione emotiva. Vediamo brevemente di che cosa si tratta. La regolazione emotiva riguarda tutti quei processi che permettono all’individuo di provare emozioni, di influenzare le emozioni stesse, di esprimerle, di socializzarle. In questi processi intervengono sia le caratteristiche personali (temperamento di base) sia le esperienze emotivo-affettive e lo stile di attaccamento, quindi essi iniziano a svilupparsi fin dalla nascita, nella relazione con l’adulto di riferimento, attraverso la costruzione di quella “struttura” che consentirà gradualmente al bambino di conquistare la capacità di autoregolazione. 

 

 

Un questionario per i genitori

 

Ecco di seguito un esempio di questionario rivolto ai genitori, con la possibilità di annotare un indice di frequenza del sintomo usando i seguenti valori, che possono risultare significativi su un calcolo totale di oltre 14 punti per la disattenzione e oltre 14 punti per l’iperattività/impulsività:

0 Non è presente la difficoltà

1 Talvolta è presente la difficoltà

2 Spesso è presente la difficoltà

3 Molto spesso è presente la difficoltà

 

  • Indicatori relativi alla disattenzione

 

  1. Il suo gioco non è accurato e fa errori di distrazione nei compiti scolastici.
  2. Ha difficoltà a mantenere l’attenzione durante il gioco e durante l’esecuzione del compito.
  3. Non ascolta quando gli si parla, sembra sempre con la testa fra le nuvole.
  4. Non segue le istruzioni e non porta a termine il gioco o il compito né le incombenze assegnate.
  5. Ha difficoltà a tenere in ordine i suoi materiali sia di gioco sia scolastici e fa fatica a rispettare i temi richiesti.
  6. Evita l’impegno in tutto ciò che richiede un certo sforzo mentale. 
  7. Perde gli oggetti necessari per svolgere le proprie attività.
  8. Si distrae facilmente 
  9. E’ sbadato nella quotidianità, dimentica ciò che deve fare.

 

  • Indicatori relativi all’iperattività/impulsività

 

  1. E’ agitato, si dimena sulla sedia.
  2. Si alza quando deve rimanere seduto (ad esempio a tavola o a fare i compiti).
  3. Scorrazza per casa quando non è appropriato.
  4. Non riesce a svolgere un gioco con tranquillità.
  5. Non riesce a star fermo, è irrequieto.
  6. Parla troppo
  7. Non rispetta il proprio turno nella conversazione e risponde prima che la domanda sia completata.
  8. Ha difficoltà nell’aspettare il proprio turno (ad esempio in un negozio o nello sport).
  9. Interrompe o è invadente, non rispetta le cose degli altri.

 

 

Un questionario per gli insegnanti

 

Ecco di seguito un esempio di questionario rivolto agli insegnanti, con la possibilità di annotare un indice di frequenza del sintomo usando i seguenti valori, che possono risultare significativi su un calcolo totale di oltre 14 punti per la disattenzione e oltre 14 punti per l’iperattività/impulsività:

0 Non è presente la difficoltà

1 Talvolta è presente la difficoltà

2 Spesso è presente la difficoltà

3 Molto spesso è presente la difficoltà

 

  • Indicatori relativi alla disattenzione

 

  1. Non presta attenzione ai particolari, le sue attività sono approssimative, non accurate e fa errori di distrazione.
  2. Ha difficoltà a rimanere concentrato durante un’attività di ascolto o una spiegazione e a mantenere l’attenzione durante il gioco e durante l’esecuzione del compito.
  3. Non ascolta quando gli si parla direttamente, sembra sempre con la mente altrove.
  4. Non segue le istruzioni e non porta a termine il gioco o il compito né le richieste che gli vengono poste. Sembra non avere il senso del dovere.
  5. Ha difficoltà a organizzarsi, a gestire compiti sequenziali, a tenere in ordine i suoi materiali e a rispettare i temi esecutivi.
  6. Evita l’impegno in tutto ciò che richiede un certo sforzo mentale. 
  7. Perde gli oggetti necessari per svolgere le proprie attività (non trova i libri, la penna, le matite, gli occhiali, ecc.).
  8. Si distrae facilmente. 
  9. E’ sbadato durante le attività, dimentica ciò che deve fare.

 

  • Indicatori relativi all’iperattività/impulsività

 

  1. E’ agitato, batte le mani e i piedi, si dimena sulla sedia.
  2. Si alza quando deve rimanere seduto, ad esempio durante l’esecuzione del compito o durante una spiegazione.
  3. Scorrazza per l’aula quando non è appropriato (durante compiti e spiegazioni o durante un’attività di ascolto, come può essere una narrazione da parte dell’insegnante).
  4. Non riesce a svolgere un gioco con tranquillità o a portare avanti serenamente una qualsiasi attività ricreativa.
  5. Non riesce a star fermo, è irrequieto, sembra sempre sotto pressione.
  6. Parla troppo. 
  7. Non rispetta il proprio turno nella conversazione e risponde prima che la domanda sia completata. 
  8. Ha difficoltà nell’aspettare il proprio turno (ad esempio per andare in bagno, a mensa o per mettersi in fila per uscire, ecc.).
  9. Interrompe le attività degli altri, è invadente, non rispetta i materiali dei compagni e se ne appropria senza chiedere il permesso.

 

 

La diagnosi di ADHD


La diagnosi di ADHD richiede un colloquio approfondito con i genitori e un’osservazione diagnostica interdisciplinare, portata avanti cioè da uno staff di specialisti diversi. È importante ricordare che le difficoltà inquadrabili in un ADHD non emergono in modo improvviso e non sono attribuibili ad eventi stressanti, né a vissuti emotivo-affettivi inattesi. Il disturbo insorge inoltre entro i primi dodici anni di vita, per cui se i comportamenti problematici emergono  successivamente si tratta senz’altro di quadri clinici diversi, che, pertanto, devono essere affrontati con altri tipi di aiuto. 

 

L’Istituto psico medico pedagogico CENTRO METHOD è una Struttura Sanitaria Accreditata dalla Regione Toscana; al suo interno è attivo un servizio di diagnosi e terapia, associato alla consulenza alla famiglia e alla scuola. Per informazioni: 0587 617027  info@centromethod.it

 

 Bibliografia:

Monica Pratelli - Francesca Rifiuti, Bisogni educativi Speciali. Diagnosi, prevenzione e intervento, Edizioni Franco Angeli.

Monica Pratelli, BES. Buone Esperienze Scolastiche per gli alunni e gli insegnanti della Scuola dell'Infanzia. Editrice Tresei Scuola.

Monica Pratelli, BES. Buone Esperienze Scolastiche per gli alunni e gli insegnanti della Scuola Primaria. Editrice Tresei Scuola.

 

I contenuti di questa pagina sono di proprietà di Centro Method Srl - Dott.ssa Monica Pratelli e riguardano tematiche di approfondimento relative ai settori Psico Medico Pedagogico e di Terapia Familiare.
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