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09 02 2020

Lo psicologo a scuola

Lo psicologo scolastico sistemico-relazionale e la formazione


Un ambiente ad alta complessità

 

La scuola è ambiente di apprendimento, è luogo di relazioni e di socializzazione, è l’ambito in cui affettività, razionalità e sviluppo delle conoscenze si intrecciano fortemente tra loro e in cui si entra in rapporto con figure adulte importanti, ma con funzioni molto diverse rispetto ai genitori. E’ qui che lo psicologo può svolgere la propria professione, attraverso l’assunzione di una funzione integrativa, all’interno della quale egli deve mantenere il proprio ruolo, evitando di confondersi con gli altri professionisti e esprimendo la propria preparazione al servizio di tutti: alunni, genitori, insegnanti, con spirito collaborativo, competenza e impegno. 

 Troppo spesso lo psicologo che lavora nella scuola non è uno psicologo scolastico, non possiede cioè quella formazione che consente di sviluppare capacità e sicurezze da spendere nei compiti da assolvere. Troppo spesso, inoltre, la richiesta della scuola va al di là delle giuste mansioni. Lo psicologo scolastico dovrebbe “passare” agli insegnanti metodi di osservazione degli alunni e del gruppo classe, sostenere il team affinché siano superate quelle barriere relazionali che impediscono spesso la collaborazione, affiancare i docenti nell’individuazione delle situazioni a rischio, offrire supporto ai genitori quando si presentano particolari difficoltà, facilitando la relazione scuola-famiglia ed altro ancora. 

In questo modo lo psicologo scolastico esprime davvero la propria competenza, che è diversa rispetto a quella del personale docente. 

In questo modo egli arricchisce il contesto di nuove opportunità, senza sostituirsi agli altri, senza assumere su di sé compiti che non gli appartengono e rispetto ai quali non possiede una preparazione adeguata. 

 

Il ruolo dello psicologo scolastico

 

Lo psicologo non insegna ai bambini, non porta avanti il recupero scolastico, non lavora individualmente con gli alunni con problemi di comportamento… non è il suo compito e non saprebbe farlo nel modo giusto. 

Lo psicologo scolastico lavora sulle relazioni (del team docente, del gruppo classe, con i genitori) e opera per il benessere socio-affettivo, per l’integrazione, per migliorare la comunicazione, per offrire la propria consulenza sulle varie problematiche degli alunni. 

Se lo psicologo scolastico possiede davvero una buona preparazione in questo senso, la sua presenza nella scuola ha un grande valore, in “quella” scuola si sta bene, si  riconoscono e si gestiscono le difficoltà, si portano avanti percorsi collaborativi, si costruisce un clima di condivisione, si impara a gestire quei conflitti sempre presenti in ogni contesto, trasformandoli in opportunità e in risorse.   

La figura dello psicologo nella scuola è indispensabile; la sua presenza è garanzia di funzionalità, ma non possiamo dimenticare che si tratta di un contesto ad alto livello di complessità, con attori che devono “recitare” la loro parte, consapevoli dell’importanza del proprio lavoro, siano essi insegnanti, educatori, dirigenti, personale non docente. La scuola funziona grazie a una sinergia di buon livello e la sinergia non dovrebbe essere “facoltativa”, ma dovrebbe essere parte integrante di una deontologia professionale.

 

Le conoscenze di base dello psicologo scolastico

 

Lo psicologo scolastico deve possedere una buona formazione di base fornita dal percorso universitario, ma deve anche avere padronanza di tutta una serie di conoscenze e competenze relative alle tappe di sviluppo in ogni ambito e alle varie difficoltà che si incontrano a scuola (DSA, ADHD, difficoltà relazionali e comportamentali, problematiche emotivo-affettive e altro ancora), ma è necessario anche saper applicare queste conoscenze in un contesto ben diverso da quello del rapporto uno ad uno che egli potrebbe costruire dentro alle mura del proprio studio. Lo psicologo deve avere maturato quindi una buona competenza sistemico-relazionale, che consente di trasferire le conoscenze in un contesto allargato. Vista la complessità del sistema scuola e la ricca preparazione che lo psicologo deve possedere, è opportuna la frequenza di Corsi di Alta Formazione specifici, per evitare di improvvisarsi esperti di cose che conosciamo poco. 

 

Di che cosa si occupa lo psicologo scolastico?

 

Lo psicologo scolastico sistemico-relazionale davvero preparato offre un contributo insostituibile, finalizzato al miglioramento continuo della qualità negli ambiti che seguono.

 

  • Promozione di un clima collaborativo all’interno della scuola

 

Lo psicologo, come abbiamo visto, svolge una funzione integrativa e non sostitutiva; la sua presenza si pone l’obiettivo di creare “agio” nell’ambiente, attraverso la gestione dei conflitti tra i docenti e il raggiungimento di una concreta collaborazione tra i membri del team. 

 

  • Formazione dei docenti

 

I docenti portano avanti anche autonomamente i propri percorsi formativi, ma lo psicologo che lavora nella loro scuola può avere il compito di integrare le loro conoscenze, di sostenerne l’applicazione nella pratica quotidiana, di suggerire testi di approfondimento, di offrire momenti di consulenza sui casi più complessi.

 

  • L’osservazione del gruppo classe

 

Lo psicologo scolastico non somministra test né porta avanti osservazioni individuali (per questo ci sono i servizi esterni alla scuola ed è bene non confondere i ruoli); la sua presenza è per tutti, il suo sguardo esperto è rivolto soprattutto al gruppo e alle sue  dinamiche. Egli può osservare il gruppo classe e offrire ai docenti una lettura sistemica delle relazioni, passando loro un modello importante, che permette di ampliare la visione, di arricchire le conoscenze sui singoli individui e sulle loro relazioni. Ecco che possiamo interrogarci non solo sul funzionamento cognitivo o sulle difficoltà comportamentali di ciascun alunno, ma su “come sta quell’alunno nella sua classe, come vive il rapporto con i compagni e… i compagni come “stanno” in relazione con lui, come comunicano tra loro sia attraverso le parole sia attraverso la mimica, la gestualità, i silenzi. 

 

  • I percorsi di educazione emotivo-affettiva

 

L’educazione emotivo-affettiva ha carattere di trasversalità, per cui abbraccia tutti gli ambiti di vita di ogni soggetto; non dovrebbe quindi essere necessario dedicare a questo uno spazio ben preciso, in quanto dovrebbe essere un percorso implicito. Certamente hanno importanza i percorsi finalizzati all’alfabetizzazione emotiva, che si svolgono in una serie di incontri con il gruppo classe, portando avanti attività di vario tipo, giochi relazionali, momenti di circle time. Una cosa importante da non dimenticare riguarda il fattore tempo; per condurre un gruppo portando avanti attività di questo tipo occorrono tempi adeguati, la fretta non porta risultati, in quanto i bambini e i ragazzi hanno bisogno di elaborare di volta in volta contenuti ed emozioni. Un buon progetto si articola in una serie di incontri ben articolati, durante i quali, con gradualità, si offre un supporto relazionale, che facilita le dinamiche di gruppo, che aiuta a porsi nei panni dell’altro, ad esprimere il proprio pensiero e il proprio vissuto e ad accogliere il pensiero e il vissuto altrui. I fenomeni del bullismo e del cyberbullismo si affrontano, si contengono, si prevengono all’interno di un sistema che dà spazio alle relazioni, alla condivisione, all’espressione delle emozioni.

 

  • Il supporto nei momenti di verifica e valutazione

 

Lo psicologo può sostenere gli insegnanti nei momenti di revisione dei risultati delle prime osservazioni a inizio anno e nelle valutazioni in itinere; può aiutare a fare ipotesi sul tipo di difficoltà che alcuni alunni possono presentare, può condividere un nuovo approccio ai problemi, suggerire strategie relazionali, potenziare lo spirito collaborativo tra colleghi, promuovendo il senso di appartenenza al team e alla scuola.Le competenze relazionali da sviluppare nei docenti hanno carattere di trasversalità, in quanto possono essere applicate nel rapporto con gli altri insegnanti, con la dirigenza, con gli alunni, con i genitori.

 

  • Lo sportello di ascolto e consulenza

 

Lo sportello d’ascolto psicologico consiste in uno spazio e in un tempo dedicato a coloro che sentono il bisogno di confrontarsi e di condividere dubbi e problemi con l’esperto. Lo “sportello” rappresenta quindi un punto di riferimento sia per i docenti sia per i genitori e, all’interno della scuola secondaria, anche per gli studenti. Si viene così a creare quella sinergia tra interventi diretti nei gruppi, individuazione delle criticità, individuazione delle risorse e consulenza più specifica e personalizzata. Lo sportello ha un orario di apertura e i genitori possono accedervi, previo appuntamento, per confrontarsi sulle problematiche dei propri figli. L’obiettivo principale, oltre a quello di aiutare i genitori a esplorare con maggior competenza i contenuti che essi stessi portano, consiste nel migliorare le capacità di comunicazione e di relazione con i figli.

Anche i docenti possono avere uno spazio, per parlare di casi specifici, per esprimere dubbi e condividere con l’esperto le problematiche della classe.

Nella scuola secondaria lo sportello ha una funzione importante, in quanto è rivolto anche agli alunni, che possono accedervi sia spontaneamente sia su invito dei docenti. Si tratta di colloqui individuali di consulenza e non hanno carattere terapeutico. L’alunno può esprimere il proprio problema e lo psicologo, attraverso un atteggiamento accogliente e non giudicante, lo aiuta ad analizzarlo, ad esprimere il proprio pensiero e le proprie emozioni, sostenendolo nella ricerca di soluzioni. Le problematiche più frequenti riguardano i rapporti con alcuni insegnanti, con i genitori o con i compagni, le difficoltà nello studio, la messa in discussione della scelta della scuola superiore e altro ancora.

 

L’intervento trasversale

 

La scuola è un sistema complesso, in cui le singole parti interagiscono costantemente tra di loro; un cambiamento in una singola parte genera cambiamenti nella struttura complessiva, per cui lo psicologo che è chiamato a  operare solo su un unico “pezzo”, svolge la propria attività in modo parziale e inefficace. Ecco che la complessità richiede progetti trasversali, che si sviluppano in una rete di interventi rivolti agli alunni, agli insegnanti, ai genitori, al personale presente nella scuola, alla dirigenza e al territorio, affinché si possa creare una “squadra”. Questa sinergia difficilmente è concessa; ci sono le emergenze da affrontare, manca il coinvolgimento del dirigente, i docenti si “dividono”, utilizzando meccanismi difensivi a fronte del senso di impotenza, del timore di non essere capaci di fronte a situazioni particolarmente difficili, la scuola e la famiglia si organizzano in schieramenti opposti, trasmettendo ai minori l’immagine di adulti inaffidabili e offrendo loro un modello non collaborativo.

Lo psicologo scolastico dedica solitamente una parte consistente del proprio lavoro a “tamponare” le difficoltà, a intervenire sulle situazioni “allarmanti” o impreviste, con risultati insoddisfacenti. 

 

L’intervento sull’emergenza

 

E’ comunque legittimo che lo psicologo sia chiamato a intervenire in momenti particolarmente difficili, su situazioni davvero problematiche, su casi specifici, ma il suo approccio è importante che sia sistemico, in modo che quel “caso” particolare sia osservato nel suo contesto, ampliando l’immagine, costruendo una rete di interventi, per una scuola davvero inclusiva, giungendo gradualmente alla costruzione di un “ecosistema”, in cui ciascuno svolga il proprio ruolo, interagendo con gli altri attori coinvolti. Si può intervenire, ad esempio, su un caso di iperattività, evitando di focalizzare l’attenzione solo sul soggetto specifico, ma analizzando le relazioni nel gruppo, coinvolgendo il team docente, il personale non docente, la famiglia; solo così tutti possono conoscere davvero  le caratteristiche della specifica difficoltà e i modi per affrontarla, solo così si crea quella sinergia che conduce a una riduzione della difficoltà stessa.

 

La collaborazione con altre figure presenti nella scuola e con i servizi

 

Lo psicologo che opera in una scuola ha anche il compito di interagire con altre figure importanti, come il pedagogista e l’educatore, ma anche con i  con i servizi del territorio, per condividere conoscenze, per progettare interventi efficaci, per conoscere più a fondo i quadri clinici di alcuni alunni in carico ai servizi stessi. Anche in questo caso spesso si lavora “al contrario”, magari opponendo resistenze, schierandosi contro i colleghi, costruendo alleanze “contro”, che, certamente, non portano a risultati positivi e impediscono la costruzione di quella “squadra” vincente di cui abbiamo a lungo parlato.

 

I progetti possibili

 

Di seguito solo alcuni degli ambiti di intervento dello psicologo scolastico, da svolgere in collaborazione con gli insegnanti. 

 

  • L’accoglienza

 

L’inizio dell’anno scolastico rappresenta per tutti gli alunni un’esperienza significativa, in particolare per coloro che iniziano un nuovo ciclo di studi. Lo psicologo, insieme ai docenti, accoglie i bambini e i ragazzi, propone attività per facilitare la conoscenza reciproca, sostiene nel caso si presentino difficoltà di inserimento, individua eventuali criticità e aiuta ad affrontarle.

 

  • L’orientamento

 

Si tratta di iniziative formative rivolte agli alunni della terza classe della scuola secondaria di primo grado e della quinta classe della scuola secondaria di secondo grado, in procinto di decidere il proprio percorso di studi. Essi vengono aiutati a riconoscere i propri punti di forza e di debolezza, a scoprire le proprie attitudini per compiere scelte consapevoli.

 

  • Il gruppo classe

 

Lo psicologo, insieme ai docenti, lavora alla costruzione di un gruppo classe collaborativo, sviluppando, il senso di appartenenza e un clima favorevole al cooperative learning, alla peer mediation.

 

Lo psicologo che lavora nella scuola deve essere quindi un esperto di età evolutiva, deve possedere un bagaglio di conoscenze e di esperienze, che gli permetta di affrontare le molteplici problematiche che in questo contesto si incontrano, deve avere una formazione sistemico-relazionale, che è garanzia di buona funzionalità e di risultati che durano nel tempo.

 

Corso di Alta Formazione per Psicologo Scolastico Sistemico-Relazionale

Crediti ECM

Accreditamento MIUR

Possibilità di usufruire della CARTA DOCENTE

Tempo di svolgimento: marzo - luglio 2020

Info: 0587 617027 - 616910

info@centromethod.it  segreteria@sipponline.org


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